L’italiano medio e i videogiochi

Prendendo spunto da un’immagine da Average Italian Guy, torno su un argomento che ho affrontato più volte anche quando ero un ragazzino, ai tempi di N64 e PS1, quando quest’ultima aveva più consensi solo per il fatto che era più facile duplicare un CD che una cartuccia dell’N64, e non per la qualità dei giochi: il N64 ha sfornato delle perle uniche, tra cui TLoZ: Ocarina of Time e Super Mario 64, capolavori eccezionali a cui moltissima gente non ha giocato per il semplice fatto che non erano “piratabili”, “craccabili”, “masterizzabili”, e termini simili.
L’argomento è quindi: è giusto scaricare i videogiochi illegalmente? E soprattutto, hanno senso le scuse che normalmente vengono tirate fuori dai pro-pirateria?

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Innanzitutto, di lavoro, dietro ad un videogioco, ce n’è tanto, ma davvero tanto. Purtroppo tutto questo è spesso nascosto agli occhi della stragrande maggioranza dei giocatori, e non solo. Molti videogiochi sono assimilabili a delle opere d’arte, e tristemente c’è chi li definisce “giochini passatempo”. Se è per questo, anche all’inizio i film non erano molto ben visti, o considerati solo passatempi.
(ok, non tutti i giochi. Ci sono delle porcate da casual gamer che non fanno altro che riempire di spazzatura gli scaffali, ma tant’è, bisogna saper cercare).
Ed essendoci tanto lavoro dietro, un videogioco costa molto: in termini di tempo, di soldi, e via discorrendo.
Di solito, quando lo si fa notare, a seconda della qualità intellettiva di chi si ha di fronte, piovono insulti, o scuse abbastanza improbabili. Vediamone alcune:

SCUSA: Chi crea videogiochi naviga nell’oro e non ha certo problemi di soldi. 60€ in più o in meno non gli fanno la differenza.

Magari. A parte casi particolari (alcuni giochi per mobile, alcuni giochi indie), moltissimi videogiochi necessitano di team composti da diverse persone, che occupano il loro tempo, e che lavorano full time al progetto. Certo, se poi il gioco vende bene, magari si possono guadagnare anche cifre molto interessanti, ma appunto se il gioco vende. E non è certo detto: di giochi se ne sviluppano a tonnellate, pochi raggiungono davvero tanto successo.
E poi, tutto costa. È una questione di business model. La grafica, la storia, i modelli, le mesh, gli sprite, le texture, le musiche, gli effetti sonori, la distribuzione, la pubblicità, i supporti, gli aggiornamenti, e ovviamente la programmazione.

SCUSA: 60-70€ sono troppo. Non li posso comprare a quel prezzo e quindi li scarico.

Non è un diritto il videogioco, se non ce lo si può permettere, non lo si gioca. E non bisogna certo per forza comprare tutto al day one a prezzo pieno: basta aspettare poche settimane/mesi, o saper cercare, e il prezzo cala drasticamente. Per non parlare delle offerte di Steam, o il mercato dell’usato…
E vogliamo dimenticare i negozi online, come Amazon, Play.com, etc.; che possono farvi avere un videogioco a prezzo ridotto anche al day one?

SCUSA: Tanto che male faccio, se non lo scaricassi di certo non lo comprerei…

Certo, come no. E magari non lo compreresti, ma ciò non ti dà alcun diritto di giocarci gratis. Al massimo guardati la demo.

SCUSA: Ma tanto tutti scaricano film, musica, etc.; cosa vuoi che sia un videogioco?

A parte il fatto che è sbagliato anche quello, non sono due cose paragonabili. Film e l’industria della musica guadagnano anche con le proiezioni al cinema, i concerti, i diritti televisivi, e molto altro. La vendita diretta dei dischi è solo una (minima) parte. E poi, già quello è diverso: vuoi ascoltare una canzone senza comprarla? Ascoltala su YouTube. La casa discografica guadagna con le pubblicità, e tu non spendi nulla.
Per i videogiochi l’unica fonte di guadagno è la vendita diretta, hai mai giocato ad un videogioco al cinema?

Naturalmente, questo è solo l’inizio. Poi a piacere se ne aggiungono altre (alcune magari le avrò anche dimenticate, commentate se vi viene in mente qualcosa di nuovo). Il concetto di base è semplice: il gioco è loro, la licenza è loro, il prodotto è loro. Hanno il potere di decidere tutto (o quasi). Escludendo discussioni filosofiche sulla moralità, questa è la cruda verità. Che 60-70€ sono un prezzo alto per un videogioco può anche essere vero, ma c’è sempre da considerare che è raro comprare un gioco a prezzo pieno. Un po’ come chi compra le auto km0, risparmiando di base qualche migliaio di euro causa immatricolazione. Per fare uno dei tanti esempi (forse non il migliore, ma non me ne venivano altri al momento..)

E in generale, fidatevi: di lavoro dietro un gioco ce n’è tanto. Un evento molto interessante, a cui ho assistito nella seconda edizione, è l’IVDC. Prima era a Milano, ora spostato a Roma (ma ancora non so se è stato ri-confermato anche per il 2013). Si tratta di una conferenza “intensiva” sullo sviluppo di videogiochi, non solo a livello di programmazione, ma anche di concept, design, marketing, e via dicendo. Interessante per capire cosa c’è dietro al prodotto finito.

 

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